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49a Edizione Di Filo: La Globalizzazione Delle Opportunità

49a edizione di Filo: la globalizzazione delle opportunità

Nella seconda parte del convegno “Il Filo della globalizzazione” si è dato spazio ai numeri con Cecilia Gilodi di Confindustria Moda, agli aspetti più prettamente estetici e stilistici con Gianni Bologna, responsabile creatività e stile di Filo, e alla formazione con Matteo Ingaramo docente del PoliDesign. In conclusione, una breve tavola rotonda tra PierFrancesco Corcione (direttore Unione Industriale Biellese), Alessandro Zucchi (presidente Acimit), Mauro Chezzi (vice-direttore di Smi-Sistema Moda Italia) e Marinella Loddo (direttore Ufficio di Milano di Ice Agenzia).

Se Cecilia Gilodi di Confindustria Moda ha presentato i dati di un’industria tessile italiana in salute, Gianni Bologna ha tracciato le linee dello sviluppo del discorso estetico legato alla moda. “Siamo in un’epoca di autoreferenzialità nei codici del vestire, manca uno spirito di innovazione estetica – ha affermato Bologna – Non bisogna invece dimenticare che la creatività è contagiosa ed è anche questione di metodo. Né bisogna mai dimenticare che non si può entrare nel futuro senza una buona dose di utopia”.

Da settembre 2018, il PoliDesign e Città Studi Biella daranno il via alla prima edizione del master universitario in Fiber Design and Textile Processes. Al convegno Matteo Ingaramo ha sottolineato gli obiettivi che insegnamenti di questo tipo devono avere ben chiaro: competenze, formazione e creatività per l’industria 4.0.

Nel corso della vivace tavola rotonda si è soffermato su questi aspetti anche PierFrancesco Corcione: “Tecnologia, competenze e know how sono strumenti di cui le aziende non possono fare a meno. Proprio per questo a Biella stiamo costruendo un sistema formativo per il tessile abbigliamento. Nel processo di medio-lungo periodo di orientamento degli studenti è cruciale il sistema ITS, sul quale speriamo che le istituzioni vogliano tornare a investire. Per quanto riguarda più propriamente Industria 4.0, il tema da affrontare è quello delle piccole imprese, che ha volte non hanno le risorse per affrontare investimenti così ingenti, e che perciò devono essere aiutate a farlo”. È d’accordo Alessandro Zucchi “nel frazionamento delle aziende, i piccoli non aiutati scompaiono”. Mauro Chezzi parte dai dati “Negli anni della crisi, si è perso il 25% delle aziende tessili. Ora il nostro tessuto produttivo cerca di riagganciare la crescita Ue. Ma il portato della crisi è la trasformazione, favorita ora da Impresa 4.0. Ed è una trasformazione che nel tessile-abbigliamento deve avere come focus la filiera perché questo concetto  permette di interpretare le nuove richieste di un consumo ormai globale”.

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