Lusso

Così va il lusso

Nel 2016 a spendere per prodotti che si situano nell’alto di gamma sono stati soprattutto cinesi e americani. Nel complesso, i consumatori di questa fascia di prodotti nel mondo sono stati 415 milioni e hanno speso 860 miliardi di euro. Ma i consumatori “true-luxury” – la parte più alta della piramide del lusso – sono però solo 17 milioni e, con 250 miliardi di spesa, sono responsabili del 30% degli acquisti totali. I dati emergono da due studi di Altagamma, condotti in collaborazione con Boston Consulting Group e Exane Bnp Paribas.

Ecco alcuni dei principali spunti di riflessione offerti dalle due ricerche di Altagamma. In generale, il mercato lusso rallenta (in particolare i beni personali nel segmento aspirazionale), ma la parte più alta della piramide, trainata da cinesi e americani, mostra una crescita stabile (+6-7%). L’Italia è considerata in tutto il mondo il primo paese per qualità della manifattura di beni di lusso personali (29% di preferenze contro il 23% della Francia e il 12% degli Usa).
Il 50% dei consumatori (soprattutto millennials e americani) percepisce in misura crescente una mancanza di equilibrio tra prezzo e valore del prodotto, dovuto all’aumento dei prezzi, ma anche alla diminuzione della qualità e a una perdita di esclusività dei brand e dei prodotti.
L’altra faccia della medaglia di questa percezione è la crescente richiesta di personalizzazione dei prodotti: i consumatori sono alla ricerca di esclusività, differenziazione e di un legame più personale con il prodotto.
Il passaparola è il primo fattore di influenza all’acquisto, grazie soprattutto ai social media, usati dal 72% dei consumatori true-luxury per dialogare con i brand, con una frequenza elevatissima.
Quanto alle prospettive delle strategie retail, i brand del lusso stanno consolidando le reti distributive, con pochissime nuove aperture e una sempre maggiore integrazione tra retail fisico e digitale: un processo che conduce a negozi più piccoli e con maggiore produttività. Si prefigura dunque un trend di contro-standardizzazione dei format retail, che tenga conto della frammentarietà del profilo del consumatore e delle sue diverse esigenze e capacità di spesa.

Biella, 22 Marzo 2017